Euro ancora in affanno per la crisi dei debiti sovrani
L'analisi dei mercati!
Alle 10,30 di venerdì, poco prima che Axel Weber iniziasse a parlare, l'euro valeva oltre 1,28 sul dollaro. A mezzogiorno era già caduto a 1,27 e in serata era sotto quota 1,268. Cosa ha detto di così grave il consigliere della Banca centrale europea? Di fatto nulla che non già non immaginassero i mercati: la Bce dovrebbe estendere fino al primo trimestre 2011 finanziamenti concessi alle banche commerciali dell'Unione per far fronte all'emergenza causata dalla crisi dei debiti sovrani. E siccome Weber è considerato un falco, uno della vecchia scuola Bundesbank tutta dedita alla lotta all'inflazione, è assai probabile che nella prossima riunione del 2 settembre la Bce decida ufficialmente di prorogare i finanziamenti straordinari.
Per quanto qualche operatore valutario abbia sostenuto che il messaggio di Weber era già nelle cose e che il mercato s'aspettava addirittura un più lungo periodo di alleggerimento monetario (quantitative easing), non c'è dubbio che si sia creata una piccola sorpresa. Infatti, il rendimento del Bund tedesco a 10 anni cala improvvisamente dal 2,32% al 2,27% e soprattutto perde 7 centesimi netti il titolo a un anno (allo 0,53%) che è legato al tasso della Bce. E così parrebbe che il grande recupero dell'euro, dopo il minimo di 1,19 il 7 giugno, si sia esaurito.
La valuta europea tocca un massimo relativo di 1,333 il 6 agosto e da due settimane è un lento e contenuto regresso, anche sullo yen giapponese. la causa di questa inversione va ricercata in parte in un generale consolidamento del dollaro, ma soprattutto nel riacutizzarsi della crisi sui debiti sovrani europei.
Non si fatica a individuare come causa scatenate il salvataggio da parte dello stato irlandese della disastrata Anglo Irish Bank, che potrebbe costare tra i 10 e i 20 miliardi di euro: un esborso "gestibile", secondo Patrick Honohan che siede nel consiglio della Bce, ma un grosso problema in più, visto che il costo dei salvataggi bancari e finanziari in Irlanda potrebbe adesso superare il 20% del PIL. Dopo il 10 agosto, il caso Anglo Irish monta sui mercati e rimbalza sulle pagine dei maggiori giornali, Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph lancia un segnale d'allarme sulla sostenibilità dei debiti pubblici europei: con un'economia ancora in recessione e quanto meno stagnante in alcuni paesi europei, una disoccupazione in aumento e minimi controlli fiscali, come faranno gli stati a ripianare i deficit? Quello irlandese dovrebbe sfiorare il 19% quest'anno, uno dei più alti in Occidente, cosicché nella, un tempo, virtuosa Irlanda il debito pubblico pareggerà il PIL nel 2011.
Quasi alle stesso tempo si diffondono nuovi timori sulla sostenibilità del debito greco. << I negozi stanno chiudendo, il gettito fiscale sta crollando e la disoccupazione ha toccato l'incredibile livello del 70% in alcune zone >>, scrive impietosamente il settimanale tedesco Der Spiegel, il 17 agosto. La ritrovata debolezza dell'euro sta nuovamente nella crisi dei debiti sovrani. Non a caso gli spread dei titoli decennali di Irlanda. Portogallo, Grecia e persino l'Italia cominciano ad allargarsi fortemente sul Bund dopo il 9-10 agosto. Quello irlandese fa il massimo storico e quello greco è a un passo dal picco della crisi di maggio. Contemporaneamente, anche il costo dei Credit default swap sui bond societari sale da 102 a 115 punti.
Poteva fingere Weber che le cose andavano meglio del previsto? I mercati l'avevano già capito: non a caso è da inizio agosto che a Chicago gli operatori hanno iniziato ad aprire posizioni ribassiste sull'euro: erano pari a 3,7 miliardi nella settimana chiusasi il 10 agosto e sono balzate a 14,6 in quella chiusa il 17.
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