Le borse prendono quota trascinate da buoni dati americani
Dopo una serie di sedute negative o comunque fiacche, le Borse hanno ripreso un ritmo sostenuto. In una sola giornata l'Europa ha recuperato 135 miliardi di capitalizzazione, quasi la metà della perdita (-5,7%) accumulata nel mese estivo appena passato (agosto). E a New York il Dow Jones è balzato su del 2,54% e il Nasdaq del 2,97%.
L'indice dei principali titoli quotati in Europa che ha chiuso in progresso del 2,74. A Milano l'Ftse mib è schizzato del 3,22% e l'All-Share del 3,06%. Londra del 2,5%, Francoforte è andata su del 2,6%, Parigi del 3,6%. Un vera risalita spinta dalla corsa di Wall Street.
Dall'economia negli Usa è arrivato infatti un significativo segnale positivo, il miglioramento inatteso dell'industria manifatturiero del mese appena finito. L'indice Ism è salito a 56,3 da 55,5 di luglio. Un segnale di vitalità dopo molti dati negativi sul mercato del lavoro. A luglio sono andati in fumo 132mila posti. e secondo gli ultimi sondaggi risulterà che ad agosto se ne sono persi altri 100mila. Gli americani stanno lottando contro un tasso di disoccupazione del 9,5%, e occorre una crescita economica sostenuta per riassorbirlo in tempi non infiniti.
Nella giornata di ieri comunque ha prevalso un certo ottimismo, gli indici americani si sono messi a correre a traino si è messo il Vecchio Continente. Nella Borsa milanese le banche sono partite a razzo. Unicredit e Intesa sono cresciute di oltre il 4%. Ubibanca ha sfiorato il 6% e il gruppo Azimut lo ha realizzato. Titoli del credito, ma non solo, il segno positivo ha prevalso su tutto il listino.
Anche dalla Cina e dall'Australia, sono arrivati segnali importanti che incoraggiano sulla ripresa mondiale. E gli investitori ne hanno approfittato. Da mesi navigano a vista, schiacciati dal timore di una ricaduta in recessione. Il Dipartimento dell'energia americana ha anche comunicato che la settimana scorsa le scorte di greggio sono aumentate di 3,43 milioni di barili, anche questo ha aumentato gli scambi. L'oro nero ha superato i 74 dollari al barile, trainato proprio dalla prospettiva di una ripresa industriale un po' più sostenuta di quanto previsto fino ad ora.
Intanto ieri Bankitalia ha reso noto i risultati di un'indagine condotta con oltre 53 banche centrali sotto gli scudi di protezione della Bri, dalla quale risulta che quello italiano rimane un mercato marginale per le transazioni sui mercati dei cambi e quelle sui prodotti derivati. La crisi fa rallentare nel nostro paese il volume di queste transazioni, che invece aumentano anche se a un ritmo minore minore dopo il boom vissuto tra il 2004 e il 2007. Boom che è stato un tempo la causa e il carburante della crisi finanziaria mondiale. Ancora di più insomma le banche italiane si stanno mantenendo prudenti verso attività speculative, terreno dove le vere protagoniste sono invece le banche americane e inglesi, più orientate alla finanza che all'attività tradizionale di prestito alla clientela.
In Italia il volume delle negoziazioni su cambi e derivati ora non supera i 682 miliardi di dollari contro gli 865 miliardi del 2007. Nel resto del mondo invece aumentano ancora di oltre il 20% sempre meno comunque della crescita del 64% registrata nel 2004-2007.
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