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Proseguiamo il nostro viaggio all’interno del panorama dei vari broker online sul mercato valutario, e non solo.
La volta è di ACM, una...
Durante la seduta del 21 aprile la Banca Centrale Svedese ha tagliato i tassi di interesse di riferimento per il Paese di 50 basis points: una riduzione attesa, quella da parte dell’istituzione monetaria scandinava, che la maggioranza degli analisti stimava addirittura in maniera più decisa rispetto a quanto poi è stato attuato dal vertice della Riksbank.
Torniamo ancora una volta sul dollaro canadese, a distanza di circa due settimane dal nostro ultimo approfondimento sulla valuta. Avevamo sostenuto, in quella occasione, che sussisteva un’evidente rischio di perdita del valore della moneta nordamericana, dopo delle ottime prestazioni nei confronti delle principali valute presenti sullo scenario internazionale.
Non c’è pace, né futuro roseo (almeno nel breve termine) per la valuta nipponica. Infatti, secondo quanto sostiene una recentissima ricerca condotta da JP Morgan, lo yen giapponese potrebbe indebolirsi ulteriormente nei confronti del dollaro statunitense, giungendo a toccare quota 104 unità per valuta verde entro la fine dell’anno, a causa delle politiche che il governo di Taro Aso porrà in essere per contrastare la recessione durante i prossimi mesi.
Il dollaro australiano e quello neozelandese hanno chiuso la scorsa settimana in grande difficoltà nei confronti della valuta giapponese e nei confronti delle altre valute internazionali più negoziate sul Forex.
Alcuni indicatori di analisi fondamentale potrebbero influenzare il dollaro statunitense nel corso dei prossimi giorni. Sul fronte continentale, innanzitutto, il dollaro USA dovrà fronteggiare una possibile ripresa del vicino canadese. Tuttavia i dati che provengono dal Paese nordamericano non sono tutti promettenti, e alcuni sono piuttosto inattesi: infatti, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato di soli 0,2 punti durante il mese di marzo contro l’attesa ufficiale di un + 0,3%, con l’inflazione annuale che dal precedente 1,4% è sceso all’1,2%.
Torniamo a parlare di valute emergenti - e in particolare di quelle asiatiche – occupandoci di alcune stime compiute sulla rupia indonesiana. Secondo una recentissima ricerca condotta da Barclays, infatti, la rupia indonesiana potrebbe rafforzarsi nel breve termine contro il dollaro statunitense a causa dell’evoluzione di alcune variabili sottostanti tale rapporto di cambio, che favorirebbero l’incremento delle quotazioni della valuta in oggetto entro il prossimo semestre.
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