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La settimana sui mercati internazionali valutari è stata caratterizzata dalle tensioni (prima) e dal sollievo (dopo) sull'evoluzione della critica situazione della Grecia, che ha tuttavia lasciato due strascichi: il primo è relativo all'ampliamento delle criticità anche nei confronti di altri partner europei, Portogallo in primis; il secondo è invece relativo alle modalità con cui le maglie della crisi si stanno dipanando, che non hanno lasciato tutte le parti in piena soddisfazione.
Ad ogni modo, proprio grazie alle notizie provenienti sul fronte greco, l'euro è riuscito a risalire la china nei confronti del dollaro statunitense, rialzandosi dal livello minimo degli ultimi dieci mesi. Come detto, le informazioni sulla crisi del Paese dell'eurozona sembrano risollevare gli animi dei pessimisti: la Grecia potrà attingere le risorse necessarie per il risanamento sia da accordi bilaterali da sottoscrivere con controparti europee, sia appellandosi al Fondo Monetario Internazionale.
Proprio quest'ultima strada non ha lasciato soddisfatti tutti gli attori dell'annosa questione, con lo stesso presidente della Banca Centrale Europea, Jean Claude Trichet, che – pur contento per il raggiunto accordo, derivato dal superamento dell'opposizione tra Francia e Germania – non ha potuto che rammaricarsi per il coinvolgimento del FMI. In ogni caso, la notizia ha portato beneficio alla forza dell'euro, che ha chiuso la settimana apprezzandosi contro la valuta verde.
Rimanendo in ambito europeo, esaminiamo brevemente ciò che sta accadendo alla sterlina. La valuta britannica ha perso altro terreno nei confronti dell'euro: la colpa non è solo dell'intrapresa strada verso la risoluzione della crisi greca, di cui abbiamo appena accennato. Le responsabilità vanno infatti estese anche al calo degli investimenti, diminuiti oltre le attese, che hanno condotto la valuta a terminare la settimana in maniera negativa, nonostante un inizio non certo negativo.
La sterlina perde terreno anche nei confronti del dollaro statunitense, con una flessione che da inizio anno ad oggi ha toccato il 6,5%, e con un'influenza negativa delle elezioni di giugno che potrebbe turbare ancora i desideri di apprezzamento della valuta britannica.
Più brevemente, nel continente americano buoni sembrano essere i presupposti per il peso messicano e per il dollaro canadese. Entrambe le valute, infatti, potrebbero presto apprezzarsi in maniera significativa, spinte dall'ottimismo della ripresa economica intrapresa dal loro partner principale, i vicini Stati Uniti.
In Giappone, invece, non sembrano finire i periodi difficili per lo yen, che perde ancora contro il dollaro (mai così male da dicembre 2009), anche a causa di prezzi al consumo in forte flessione, oltre le attese degli analisti.
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