Ancora uno sguardo sulle valute latino-americane
Ancora una volta dedichiamo alcune righe del nostro spazio per commentare il recente andamento di alcune tra le valute latino americane maggiormente in vista in queste settimane. Non possiamo che cominciare questo breve approfondimento dando un rapido sguardo a ciò che è accaduto in Brasile, dove il real sembra voler proseguire la sua corsa al rialzo nei confronti del dollaro statunitense.
L’ultima spinta è stata recentemente fornita dalla decisione della Federal Reserve (l’istituzione monetaria federale del Paese nordamericano) di mantenere invariati i tassi di interesse di riferimento. Un comportamento che è stato gradito da molti analisti e operatori, con commenti e considerazioni che vanno ad unirsi ad alcuni altri report del nuovo e del vecchio Continente, che segnalarebbero in maniera quasi definitiva la fine della fase peggiore della recessione.
Il real brasiliano ha così potuto guadagnare ulteriore terreno sulla scia di questa ventata di ottimismo (abbiamo visto anche cosa è accaduto, su queste prerogative, alla sterlina inglese sulla base dei dati di crescita francesi e tedeschi), tanto che – da inizio anno ad oggi – la valuta in oggetto si conferma come la best-performer tra le 26 principali valute emergenti del mondo. Un guadagno, quello conseguito dal real brasiliano nei confronti del dollaro statunitense, che non ha avuto grandi fatiche a superare il 25% dal primo gennaio a metà agosto.
Per ciò che invece concerne il livello sopra ricordato dei tassi di interesse di riferimento negli Stati Uniti, la Federal Reserve si è limitata a ricordare che la straordinarietà di queste basse soglie (i tassi sono attualmente compresi tra lo 0 e lo 0,25%) verrà mantenuta per un periodo di durata indeterminata, ma che comunque si è inteso essere non certamente di breve raggio.
Oltre al real brasiliano, anche le altre valute emergenti sudamericane maggiormente negoziate sul fronte valutario internazionale hanno potuto riprendere fiato dopo alcune settimane di incertezza. La ragione sembra essere principalmente quella appena ricordata: i mercati sembrano aver percepito la possibilità che la peggior recessione internazionale dagli anni ’30 sia oramai prossima alla conclusione, ritrovando la serenità e l’ottimismo per poter riprendere gli investimenti in asset contraddistinti dalle rispettive valute.
Superata questa fase negativa, rimarrà però da chiarire un secondo aspetto che potrebbe condizionare fortemente l’andamento di queste monete nel corso dei prossimi mesi: il ritmo di ripresa nel secondo semestre dell’anno e nel primo trimestre del 2010. Secondo alcuni analisti internazionali, infatti, il trend di crescita (eventuale?) – una volta superato il picco negativo indotto dalla recessione – potrebbe essere molto più lento e faticoso del previsto...
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