Dollaro canadese in ripresa
Rischi legati, per lo più, da alcune influenze che la recessione globale avrebbe prodotto nel Paese occidentale, con un particolare sfogo all’interno dell’area della bilancia commerciale. I dati del mese di febbraio, infatti, ci segnalano scambi con il resto del mondo produttori di un deficit complessivo di 1,2 miliardi di dollari canadesi, per un’entità negativa che rappresenta una sorta di record storico da tre decenni a questa parte.
La preoccupazione era (ed è) relativa agli effetti che il partner geograficamente più vicino e importante per il Canada – gli Stati Uniti – avrebbe prodotto sulla nazione più a settentrione a livello di scambi commerciali e finanziari. La domanda statunitense è infatti costantemente in ribasso, soprattutto per alcuni prodotti industriali molto cari al Canada, con la conseguenza di falcidiare nettamente i livelli dell’export.
Preoccupavano anche i dati del mercato occupazionale, con un mercato che ha perso 50.000 occupati durante marzo, e si appresa a perderne ulteriori anche durante il mese di aprile, i cui dati ufficiali saranno diffusi tra poche settimane, dopo un report preliminare.
Ebbene, questi rischi rimangono validi anche nel prossimo breve termine. Eppure la valuta canadese ha saputo reagire molto bene a tali timori, guadagnando ulteriore terreno sul dollaro statunitense grazie alle mosse della Banca Centrale, che durante la seduta della scorsa settimana non ha fatto alcun riferimento alle politiche di credit e quantitative easing che poco tempo fa sembravano essere molto vicine.
Ed invece, l’allontanarsi di una politica monetaria aggressiva (come quella propria del c.d. quantitative easing) ha potuto generare evidenti benefici al dollaro canadese, che è così salito ancora nei confronti della valuta verde, con ritmi che nella scorsa settimana hanno fatto tornare alla mente periodi ben più rosei.
Infine, sul fronte dei tassi di interesse di riferimento, ricordiamo che nella giornata del 21 aprile il livello è stato tagliato dalla Banca Centrale allo 0,25%: una soglia minima record che, sulla base delle dichiarazioni dei membri dei vertici dell’istituzione monetaria nordamericana, dovrebbe rimanere invariata per almeno sei mesi, o forse addirittura un anno intero.
Per il momento il loonie sembra sorridere a queste manovre: ma quanto durerà?
Ultimo aggiornamento (Martedì 28 Aprile 2009 11:14)


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