Dollaro forte, a chi conviene?
L’ottima performance del dollaro statunitense delle ultime settimane, due risultati li ha già prodotti: da una parte, gli investitori domestici hanno richiamato i propri investimenti in attività espresse in valute estere, ritornando a concedere preferenza al biglietto verde nazionale: dall’altra parte, alcuni Paesi emergenti (in particolar modo, la Cina) stanno proseguendo nella loro attività di acquisizione di parte del debito americano.
Il valore del dollaro continua così a crescere, contribuendo nel contempo al sostegno del piano di risanamento finanziario proposto dal Presidente Barack Obama e dalla sua amministrazione, e facendo in modo che, almeno per il momento, non si rendano necessarie altre iniziative monetarie.
Ma questa situazione, a chi conviene? C’è chi, saggiamente, osserva che gli spostamenti di capitale a livello internazionale producono sempre la stessa somma. In altri termini, investire in dollari (sia che l’investimento provenga da una Banca Centrale europea o asiatica, sia che provenga da investitori privati), sottrae investimenti in Europa o in Asia, o in Africa.
Di questi tempi, poi, proprio a proposito del Vecchio Continente, c’è da chiedersi che influssi potrà avere il super dollaro nei confronti dei Paesi più orientali dell’area, alle prese con una crisi finanziaria sempre più seria.
Osservano ancora gli analisti del Fondo Monetario Internazionale come questa nuova ondata della crisi finanziaria colpirà soprattutto quei Paesi che non riescono ad attrarre capitale straniero e investimenti diretti esteri.
Anche gli Stati Uniti, a dire il vero, non possono certo affermare che i loro investimenti diretti esteri in ricezione stanno procedendo ad un ritmo invidiabile.
Tuttavia, contrariamente a quanto accade in altre parti del mondo, in America non si sta assistendo alla tendenza all’investimento oltre i confini nazionali; per giunta, alcune importanti Banche Centrali (il riferimento principale è sempre alla Cina) continuano a comprare ingenti quantità di debito pubblico statunitense, contribuendo pertanto a generare un afflusso di moneta locale, e un contemporaneo restringimento della diffusione delle altre valute in giro per il mondo.
Come ci si può attendere, i primi effetti di questo scenario si faranno sentire soprattutto nell’area centro orientale dell’Europa.
Gli analisti ricordano annche come una situazione non eccessivamente dissimile si sia vissuta in parte dell’Asia alla fine del decennio dei Novanta.
Insomma, alla fine dei conti, il rischio è come sempre quello di sottovalutare gli effetti che l’eccessiva potenza di una valuta potrà avere, nel medio termine, nella sua stessa economia locale e in quelle dei principali partner. E, di questi tempi, ci sembra che un dollaro troppo forte non convenga proprio a nessuno…
Ultimo aggiornamento (Martedì 10 Marzo 2009 13:04)


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