Dollaro, nuove incertezze sul futuro
Medvedev ha definito il dollaro come una valuta “in una posizione non certo eccezionale”, fatto che lascia aperte diverse questioni sulle sue capacità di rappresentare la valuta di riferimento nel sistema valutario internazionale. Il Presidente russo ha poi aggiunto alcuni riferimenti circa la necessità di rendere le riserve valutarie più flessibili e, soprattutto, maggiormente bilanciate.
Tra le proposte di Medvedev vi sarebbero anche alcune azioni piuttosto innovative, che tuttavia alcuni analisti commentano come di difficile realizzazione: tra di esse, la scelta di creare una valuta sovranazionale, che possa essere utilizzata come riferimento (almeno, di riserva) per un gruppo di nazioni.
Della questione Medvedev dovrebbe parlare con rappresentanti di Brasile, India e Cina (gli altri tre paesi del c.d. BRIC) a metà mese durante un summit che si svolgerà nella città di Yekaterinbug, anche se si tratta, come sottolineato dallo stesso “ideatore” – di un progetto solo potenziale, non ancora esaminato da alcune controparti del G20.
Durante un recente incontro, inoltre, il Presidente russo ha dichiarato che è effettivamente troppo presto per parlare di un alleggerimento della crisi finanziaria globale, descrivendo uno scenario che rimane comunque molto serio.
Quanto predetto da Medvedev non potrà, tuttavia, che creare grandi e importanti effetti sul fronte internazionale valutario. Ma il dollaro dovrà probabilmente presto preoccuparsi anche di un’altra grande variabile che sta accrescendo la sua ombra negli ultimi giorni.
Secondo Bank of America, infatti, l’euro potrebbe apprezzarsi ulteriormente nei confronti della valuta verde a causa della vendita di ingenti asset espressi in dollaro, dando perciò vita a un andamento inverso a quanto avvenne a marzo, quando alcune Banche Centrali comprarono grandi quantità di dollaro per limitare l’apprezzamento delle valute locali, e spingere pertanto la leva delle esportazioni.
Le necessità sarebbero ora cambiate, e un comportamento simile da parte delle Banche Centrali, con immissione di grandi quantitativi di dollari nel mercato, potrebbe portare a un rapido deprezzamento della valuta americana.
Ultimo aggiornamento (Martedì 09 Giugno 2009 11:51)


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