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postheadericon Fine settimana in discesa per il dollaro statunitense

Il dollaro chiude la scorsa settimana in affaticamento nei confronti dell’euro. La causa di questo trend – che ha coinvolto principalmente la seconda parte del periodo in oggetto – è riferibile soprattutto a un report previsionale che il governo statunitense ha diffuso con l’intento di evidenziare come, nonostante qualche segnale contrastante, la contrazione economica internazionale stia scemando il proprio impeto.

 

La valuta statunitense si è inoltre indebolita anche nei confronti della sterlina inglese, e contro alcune altre valute di prioritario riferimento sul fronte internazionale. Nel caso della moneta britannica, tuttavia, la determinante sarebbe imputabile anche a una compartecipazione degli effetti di un’altra analisi, che mostra come nel Regno Unito la fiducia dei consumatori sia balzata ai massimi livelli dal “lontano” mese di aprile del 2008.


I due report hanno insomma dato dei segnali comparabili: l’impressione è infatti che il mondo stia, lentamente, uscendo fuori dalla fase più nera della recessione. Ciò potrebbe portare gli investitori valutari a riprendere con vigore gli impieghi in valute non di principale riferimento, con conseguente indebolimento delle monete-rifugio per eccellenza.


Stando agli ultimi dati, inoltre, l’economia statunitense è stata in grado di concludere il secondo trimestre con una flessione in netto rallentamento rispetto ai trimestri precedenti. In attesa delle rilevazioni ufficiali, il Prodotto Interno Lordo dell’area dovrebbe infatti aver subito una contrazione pari all’1,5% su base annua, dopo un calo del 5,5% nel primo trimestre.


Per gli osservatori, parte del merito andrebbe riferito anche al piano di stimolo che l’amministrazione americana guidata da Barack Obama ha recentemente approvato. I benefici, inoltre, sarebbero ben lungi dall’essersi esauriti: la grande maggioranza (circa il 70%) dell’economia statunitense poggia infatti sulle spalle della spesa privata dei cittadini locali; una variabile che non è rapidamente manovrabile attraverso azioni immediati, e che pertanto – unitamente a una variazione nell’andamento della disoccupazione – potrebbe generare nuova spinta all’economia già nel corso dei prossimi mesi.


A proposito della spesa dei cittadini nordamericani, stando al solito report governativo i consumi sono diminuiti dello 0,5%, per il terzo declino negli ultimi quattro trimestri. Per ciò che invece concerne l’andamento della disoccupazione, il governo americano segnala la perdita di 6,5 milioni di posti di lavoro dall’inizio della recessione, nel Dicembre 2007.


Stando alle ultime analisi, il tasso di disoccupazione dovrebbe superare il 10% entro i primi mesi del 2010. Il fondo della crisi sembra comunque essere già stato toccato, o essere in prossimità di essere superato.

 
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