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Durante l’ultima settimana di negoziazioni valutarie sono accadute alcune cose interessanti che andiamo ad annotare, tenendo tuttavia in considerazione che non si è registrata alcuna significativa variazione di tendenza rispetto alla settimana precedente.
Partiamo da casa “nostra”. L’Euro ha chiuso una settimana molto negativa contro il dollaro statunitense, realizzando il peggior decremento periodale dal mese di gennaio. A pesare sull’evoluzione della valuta unica europea è soprattutto la situazione relativa alla Grecia, che continua a influenzare negativamente l’andamento dell’Euro.
Secondo gli analisti, la promessa assistenza finanziaria al Paese da parte dell’Unione Europea potrebbe ridurre la domanda per la valuta in questione.
Inoltre, stando agli osservatori internazionali vi sarebbe molta confusione su come e quanto assistenza finanziaria occorrerà fornire alla Grecia: una situazione di incertezza che impatta in maniera non certo irrilevante sulle quotazioni della valuta. In tal senso, non aiutano nemmeno le dichiarazioni non troppo costanti da parte del governo greco, che si dovrebbe presto appellare al Fondo Monetario Internazionale per risolvere i propri problemi finanziari.
La conseguenza è che la valuta unica europea dovrebbe rimanere debole per tutto il 2011, con una immersione sotto quota 1,20 dollari entro metà anno, e un ritorno intorno agli 1,22 dollari entro la fine di marzo 2011.
Sempre in ambito europeo, è positiva invece la prestazione del franco svizzero, che guadagna parecchio terreno contro l’Euro, in una settimana da ricordare: una striscia positiva di sei giorni ha infatti permesso alla valuta di siglare un record mai riscontrato nel corso dell’ultimo anno, con un incremento di 1,3 punti percentuali contro la valuta dell’Eurozona. I dati fondamentali – a detta degli analisti – dovrebbero continuare a supportare l’apprezzamento del franco.
Infine, la sterlina: la valuta britannica conclude la settimana in calo contro il dollaro statunitense. Il motivo sembra essere riconducibile anche a dati fondamentali non troppo esaltanti, sebbene un supporto negativo sia stato sicuramente offerto dalle recenti dichiarazioni di Andrew Sentance, della Banca d’Inghilterra, che ha dichiarato che la Gran Bretagna potrebbe presto tornare in recessione.
Dall’altra parte dell’oceano, il dollaro statunitense sembra reggere il terreno conquistato, anche se diverse stime auspicano un proprio calo contro lo yen giapponese. Poco più a nord il dollaro canadese gode di un migliore stato di forma, anche se il futuro potrebbe non essere così roseo: secondo gli osservatore il valore del dollaro canadese sarebbe infatti giunto ai massimi livelli, e presto dovrebbe pertanto calare contro la valuta verde.
Il dollaro neozelandese continua invece a crescere, con buone prospettive per il futuro: bene anche i dati fondamentali, con un’economia cresciuto dello 0,8% nel corso dell’ultimo trimestre.
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