Focus sul mercato valutario
Diversi gli elementi di interesse riscontrabili nel corso dell’ultima settimana di negoziazioni valutarie. L’elemento sul quale ci soffermiamo maggiormente quest’oggi è la ripresa della sterlina, che dopo un inizio di scorsa settimana non particolarmente positivo, è riuscita a chiudere il periodo di cinque giorni in lieve risalita.
Positivo è stato il supporto offerto dai principali dati macroeconomici fondamentali, con aspettative migliorate sul fronte dell’inflazione: su un incoraggiante sostegno offerto da diversi elementi quantitativi, la sterlina è riuscita così a rafforzarsi contro le valute più negoziate al mondo, e non solamente nei confronti del dollaro statunitense e della valuta unica europee. L’inflazione dell’area è salita al 2,5% contro il 2,4% stimato nel mese di novembre dello scorso anno.L’andamento della sterlina dipenderà inoltre anche dall’esito delle elezioni britanniche: l’incertezza politica che ha caratterizzato larghi tratti dello scorso anno ha condizionato l’andamento della valuta, portandola a perdere quasi 7 punti percentuali contro il dollaro statunitense. Per tale motivo gli analisti sono piuttosto cauti, e si dicono convinti che – pur non rappresentando una mera parentesi – lo scorso finale di settimana non potrà prolungare il proprio trend nel medio periodo.
Gli osservatori si dichiarano infatti piuttosto convinti che nel corso dei prossimi mesi la sterlina potrà deprezzarsi, ritornando però sugli 87 pence per euro entro l’estate. Il tutto, ovviamente, in attesa delle prossime politiche monetarie della Bank of England in termini di tassi di interesse di riferimento. A proposito di benchmark, gli investitori sembrano pronti a scommettere su un pronto incremento dei tassi, già entro il prossimo trimestre.
Più rapidamente, segnaliamo invece un arresto nella progressione di apprezzamento del dollaro canadese nei confronti di quello statunitense. A pesare è stato in questo caso il dato sugli scambi commerciali degli Stati Uniti, che denotano una ripresa più lunga del previsto. Il loonie ha così perso terreno nei confronti della maggioranza delle valute più negoziate, diventando la peggiore nei confronti della valuta verde insieme al dollaro australiano e neozelandese.
Per quanto riguarda il dollaro statunitense, la valuta verde è cresciuta contro le controparti principali: la maggioranza degli analisti locali sembra inoltre ribadire che la moneta continuerà a giocare il ruolo di riserva valutaria di riferimento anche nei prossimi anni, smentendo i timori che sul finire del 2009 si erano fatti più forti.
Infine, un’ultima segnalazione riconducibile al valore complessivo degli scambi valutari, che è cresciuto del 17% a 2,7 trilioni di dollari al giorno tra aprile e ottobre del 2009, per il primo incremento semestrale dall’aprile 2008 (dati Reserve Bank of Australia).
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