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Eccoci giunti alla attesa tradizionale panoramica fondamentale sui principali eventi che possono influenzare i nostri investimenti sul mercato valutario. Partiamo dagli Stati Uniti, dove tra gli elementi di maggior spicco possiamo riscontrare una crescita dei ricavi al dettaglio durante il mese di gennaio, per la terza volta negli ultimi quattro mesi.

Per gli analisti quanto sopra è un chiaro segnale di ripresa, sebbene il dato sia stato rivisto al rialzo in maniera molto lieve (+ 0,3% contro il calo dello 0,3% del mese di dicembre 2009): il merito va principalmente attribuito alla diminuzione del tasso di disoccupazione, che ha probabilmente dato una maggiore fiducia ai consumatori americani; fiducia che, secondo gran parte degli osservatori, dovrebbe trascinarsi anche nel corso delle prossime settimane, in cui la ripresa dei consumi dovrebbe proseguire con miglior ritmo. 
 
Il tasso di disoccupazione, nell'area ora considerata, è inoltre sceso al di sotto del 10%: nel mese di gennaio gli istituti statistici della nazione hanno infatti rilevato un tasso del 9,7%, con un abbandono della doppia cifra mantenuta fino alla fine dello scorso anno. Infine, qualche aggiornamento sul Prodotto Interno Lordo a stelle e strisce, cresciuto del 5,7% negli ultimi tre mesi del 2009, con un record recente storico. 
 
Spostandoci in Asia, il trend delle valute è sicuramente più positivo di quanto accade nel vecchio Continente. Il paniere delle monete più scambiate della zona ha infatti concluso la settimana con il miglior andamento del 2010: ad influenzare questo “boom” delle valute orientali è stato sicuramente l'aggiornamento dello scenario europea, con l'esplosiva situazione greca, e non solo. Crescono infatti le esportazioni (quelle di Taiwan, ad esempio, sono ai massimi livelli degli ultimi trent'anni), così come la produttività delle industrie locali. 
 
Tra le valute asiatiche più in forma, c'è sicuramente il won sud coreano, la rupia indonesiana, il ringgit malese e il dollaro di Singapore. 
 
Per quanto riguarda l'Europa, preoccupa la situazione dei Paesi meridionali. Secondo quanto dichiarato recentemente dagli analisti di Societe Generale, infatti, la bassa competitività penalizzerà significativamente l'area ora in considerazione, tanto da renderla sempre più distante dal resto del Continente, con conseguente spaccamento dell'Eurozona in due fronti: Portogallo, Spagna e Grecia sembrano essere le principali indiziate per la società di analisi, che almeno per questa prima fase lascia fuori l'Italia. 
 
Una situazione, quella di cui sopra, che influenza negativamente sull'andamento dell'euro, che ha perso il 10% contro il dollaro statunitense da inizio novembre, giungendo ai minimi livelli degli ultimi nove mesi contro la valuta verde.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 19 Febbraio 2010 14:23)

 
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