Franco svizzero, primi segnali di cedimento
Il franco svizzero non ispira grande fiducia negli analisti. Questo è quanto emerge dalle ultime osservazioni sulla valuta svizzera, che ha storicamente rappresentato una moneta di rifugio sicuro in periodi difficili (e non solo), e che è invece attualmente alle prese con una crisi finanziaria internazionale che, oltre ad averla praticamente circondata anche in senso geografico, la sta costringendo ad assumere delle decisioni che presto potrebbero diventare improrogabili, nel tentativo di evitare una situazione già conosciuta poco più di cinque anni fa.
Gli analisti osservano infatti come la valuta svizzera non sia priva di potenziali difetti, in grado di poter favorire l’avvio di un lungo periodo di debolezza, per altro – per certi versi – auspicato da parte delle stesse osservazioni. Il pericolo, però, è che le debolezza del franco svizzero diventi incontrollabile, rendendo inutili gli interventi in politica monetaria che la Banca Nazionale Svizzera potrebbe accingersi a realizzare.
A preoccupare è infatti il ridotto spazio di cui dispongono proprio le politiche monetarie della Banca Nazionale Svizzera, massima istituzione monetaria del Paese: il tasso di riferimento per le operazioni a tre mesi è infatti già su livelli minimi (è compreso tra lo 0% e lo 0,5%) e non vi è pertanto un margine per una ulteriore riduzione, come invece adoperato dalla Banca Centrale Europea e dalla Bank of England – sebbene con differenti prospettive e altrettanto diverse condizioni di partenza.
Intanto, la valuta svizzera si limita a naviga su acque non troppo agitate. Il lieve periodo di debolezza è stato sperimentato senza troppi patemi d’animo, con l’impressione che sia stato un benefico passo indietro rispetto alla valuta unica europea: alla fine del mese di ottobre del 2008, infatti, il cambio franco svizzero contro euro era pari a 1,43; lo stesso rapporto valutario si dirige ora gradualmente verso la soglia di 1,48, per una soglia che non spaventa comunque gli investitori.
Ma le condizioni potrebbero presto variare. Il futuro della valuta svizzera dipenderà infatti anche dalle decisioni intraprese sui livelli quantitativi monetari nazionali e stranieri presenti in Svizzera. Per alcuni analisti sarebbe opportuno che le istituzioni procedano a stampare nuova moneta, accompagnando tale scelta all’acquisto di bond in valuta straniera, realizzando pertanto un’iniziativa dissimile da quanto realizzato in altre parti del mondo, oltremanica compresa.
L’impressione di carattere generale è comunque quella di un periodo di relativa instabilità, per uno scenario che dovrebbe dipanarsi nel corso dei prossimi mesi.
A preoccupare è infatti il ridotto spazio di cui dispongono proprio le politiche monetarie della Banca Nazionale Svizzera, massima istituzione monetaria del Paese: il tasso di riferimento per le operazioni a tre mesi è infatti già su livelli minimi (è compreso tra lo 0% e lo 0,5%) e non vi è pertanto un margine per una ulteriore riduzione, come invece adoperato dalla Banca Centrale Europea e dalla Bank of England – sebbene con differenti prospettive e altrettanto diverse condizioni di partenza.
Intanto, la valuta svizzera si limita a naviga su acque non troppo agitate. Il lieve periodo di debolezza è stato sperimentato senza troppi patemi d’animo, con l’impressione che sia stato un benefico passo indietro rispetto alla valuta unica europea: alla fine del mese di ottobre del 2008, infatti, il cambio franco svizzero contro euro era pari a 1,43; lo stesso rapporto valutario si dirige ora gradualmente verso la soglia di 1,48, per una soglia che non spaventa comunque gli investitori.
Ma le condizioni potrebbero presto variare. Il futuro della valuta svizzera dipenderà infatti anche dalle decisioni intraprese sui livelli quantitativi monetari nazionali e stranieri presenti in Svizzera. Per alcuni analisti sarebbe opportuno che le istituzioni procedano a stampare nuova moneta, accompagnando tale scelta all’acquisto di bond in valuta straniera, realizzando pertanto un’iniziativa dissimile da quanto realizzato in altre parti del mondo, oltremanica compresa.
L’impressione di carattere generale è comunque quella di un periodo di relativa instabilità, per uno scenario che dovrebbe dipanarsi nel corso dei prossimi mesi.
Ultimo aggiornamento (Lunedì 16 Marzo 2009 17:09)


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