La risalita della rupia indiana
Durante i giorni precedenti, la rupia indiana ha compiuto un’importante risalita che l’ha riportata ai massimi da oltre un mese e mezzo a questa parte. Vediamo brevemente quali sono state le cause di questa evoluzione, e se potranno essere ripercorribili anche nel breve termine.
Fondamentale, per questa ventata di apprezzamento da parte della valuta del subcontinente, è stato l’ottimismo generato dalle nuove iniziative promesse dal governo locale, che ha promesso un incremento della spesa finalizzata al supporto della crescita economica in tale fase di criticità internazionali.
Questo ha permesso, oltre che una ripresa della forza della moneta locale, anche una risalita dei principali indici delle borse indiane. In particolare, il Sensex (Mumbai Stock Exchange Sensitive Index), l’indicatore più rappresentativo della piazza di Mumbai, ha potuto recuperare ancora del terreno, giungendo oltre il 30% di guadagno dall’inizio del mese di marzo, e toccando il punto più alto della sua recente storia (da ottobre 2008).
In contemporanea la rupia superata (al ribasso) la quota di 50 per dollaro. Tuttavia, almeno secondo quanto affermano le principali analisi diffuse in questi ultimi giorni, è probabile che durante la prossima settimana e in quella successiva la valuta indiana possa incontrare delle parentesi di indebolimento, che potrebbero riportarla presto oltre la soglia di 50 per dollaro statunitense.
A contribuire a questa previsione, oltre che i dati sugli scambi finanziari e commerciali con l’estero, sono anche le pubblicazioni macroeconomiche diramate in queste ore. Su tutte pesa la stima governativa sul calo della produzione industriale, che dovrebbe subire una contrazione record negli ultimi quattordici anni: l’output del Paese è già sceso dell’1,2% durante il mese di febbraio, dopo un timido + 0,4% nel mese di gennaio, che aveva fatto sperare in una lieve ripresa più duratura.
La debolezza della rupia dovrebbe perciò andare a beneficio degli esportatori locali, che fino a non troppo tempo fa guardavano con preoccupazione le performance della valuta di riferimento. La competitività delle industrie che ottengono gran parte dei loro ricavi fuori dai confini nazionali (tra di esse, molte aziende high tech, oltre al settore manifatturiero) dovrebbe perciò migliorare già nei prossimi mesi, a discapito delle vicine cinesi, che devono invece far fronte con uno yuan in decisa crescita.
Secondo una ricerca condotta da Bloomberg, inoltre, la rupia continuerà ad indebolirsi superando i 53 per dollaro entro la fine dell’anno. A patto di iniziative straordinarie da parte del governo locale, e – soprattutto - da parte della Banca Centrale Indiana.
Questo ha permesso, oltre che una ripresa della forza della moneta locale, anche una risalita dei principali indici delle borse indiane. In particolare, il Sensex (Mumbai Stock Exchange Sensitive Index), l’indicatore più rappresentativo della piazza di Mumbai, ha potuto recuperare ancora del terreno, giungendo oltre il 30% di guadagno dall’inizio del mese di marzo, e toccando il punto più alto della sua recente storia (da ottobre 2008).
In contemporanea la rupia superata (al ribasso) la quota di 50 per dollaro. Tuttavia, almeno secondo quanto affermano le principali analisi diffuse in questi ultimi giorni, è probabile che durante la prossima settimana e in quella successiva la valuta indiana possa incontrare delle parentesi di indebolimento, che potrebbero riportarla presto oltre la soglia di 50 per dollaro statunitense.
A contribuire a questa previsione, oltre che i dati sugli scambi finanziari e commerciali con l’estero, sono anche le pubblicazioni macroeconomiche diramate in queste ore. Su tutte pesa la stima governativa sul calo della produzione industriale, che dovrebbe subire una contrazione record negli ultimi quattordici anni: l’output del Paese è già sceso dell’1,2% durante il mese di febbraio, dopo un timido + 0,4% nel mese di gennaio, che aveva fatto sperare in una lieve ripresa più duratura.
La debolezza della rupia dovrebbe perciò andare a beneficio degli esportatori locali, che fino a non troppo tempo fa guardavano con preoccupazione le performance della valuta di riferimento. La competitività delle industrie che ottengono gran parte dei loro ricavi fuori dai confini nazionali (tra di esse, molte aziende high tech, oltre al settore manifatturiero) dovrebbe perciò migliorare già nei prossimi mesi, a discapito delle vicine cinesi, che devono invece far fronte con uno yuan in decisa crescita.
Secondo una ricerca condotta da Bloomberg, inoltre, la rupia continuerà ad indebolirsi superando i 53 per dollaro entro la fine dell’anno. A patto di iniziative straordinarie da parte del governo locale, e – soprattutto - da parte della Banca Centrale Indiana.
Ultimo aggiornamento (Giovedì 16 Aprile 2009 12:58)


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