La settimana sui mercati valutari: Resto del mondo
Per il resto, nessun cambiamento significativo da segnalare. Evidenziamo tuttavia in prima battuta l’arresto del dollaro statunitense, che ha perso terreno nei confronti della sterlina britannica e del rublo russo.
Nel primo caso abbiamo già visto che si è trattato di una buona influenza derivata dall’andamento positivo dei dati fondamentali del Regno Unito, e da ottime previsioni sullo sviluppo futuro delle principali variabili macroeconomiche rispetto ai primi auspici. Nel secondo caso si è trattato per lo più di una serie di fatti coincidenti, con la pubblicazione di dati più rassicuranti sul fronte creditizio, e su una crescita oltre le stime del prezzo del greggio.
Rimanendo nel continente americano, e spostandoci poco più a nord, ci limitiamo a prendere nota di alcune analisi che stimano un prossimo calo nel valore del dollaro canadese rispetto ai propri principali partner, dollaro statunitense incluso. Torneremo sull’argomento nelle prossime settimane.
Più a sud, riscontriamo invece due elementi non certo straordinari, ma degni di nota nella settimana appena trascorsa. Il real brasiliano, dopo aver trascorso delle settimane di apprezzamento pressoché ininterrotto nei confronti delle più importanti controparti internazionali, ha subito un rallentamento e una lieve inversione di tendenza.
Una flessione che gli analisti hanno interpretato come parzialmente prevedibile, e che non scalfisce le ottime previsioni sul medio termine sulla moneta brasiliana.
Andamento opposto, invece, per il peso colombiano. La valuta in questione ha infatti avuto la forza di rialzarsi dopo aver toccato il livello minimo da oltre un mese e mezzo nei confronti del dollaro statunitense.
Migliorano alcuni dati fondamentali consuntivi, e le previsioni sull’economia del Paese latino americano non sembrano così grigi come quelle diramate alcune settimane fa, per merito anche di investimenti diretti esteri in sviluppo maggior rispetto a quanto previsto.
Chiudiamo infine con un breve sguardo in Asia, dove lo yen giapponese continua a soffrire – e non è certo una novità – contro l’euro e contro le principali valute di scambio.
Nel continente orientale c’è tuttavia un clima di particolare diffidenza in queste ore, alimentato da voci speculative sullo yuan cinese che potrebbero anche coinvolgere le vicine valute asiatiche (a tal proposito, il won sudcoreano sembra essere la moneta più gettonata dagli osservatori).
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