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Come è noto, il panorama valutario internazionale è influenzato nel vecchio Continente soprattutto dalle vicende che stanno provocando grande instabilità all’interno dell’eurozona. La crisi della Grecia è infatti ben più grave di quanto previsto inizialmente, e le modalità per una sua pronta risoluzione non sembrano essere prive di drastiche conseguenze. I membri dell’euroregione vogliono evitare a tutti i costi una dannosa ipotesi di default del partner greco, e le strade per una inversione di tendenza della drammatica situazione delle finanze pubbliche locali non sono poi tante.
In Europa, tuttavia, anche la sterlina non sembra godere di un ottimo stato di forma. Le motivazioni sono ovviamente differenti, e riconducibili soprattutto al clima di incertezza derivante dall’attuale campagna elettorale, che si spingerà fino alla tornata del 6 maggio. Di conseguenza, la valuta britannica perde terreno contro il dollaro, ed ha mostrato evidenti segni di difficoltà anche nei confronti dell’euro, che pure, come abbiamo visto, non gode di momenti di buona salute.
Settimana ricca di analisi, invece, per le valute sudamericane. In tal senso, non possiamo che partire dal Brasile. Il Paese si sta apprestando a vendere dei bond in dollari, preparandosi ad osservare le prossime mosse da parte dell’istituzione monetaria locale, che dovrebbe porre in essere alcune azioni per frenare l’appezzamento del reale.
Secondo una ricerca compiuta dalla Stone Harbor Investment Partners e pubblicata pochi giorni fa, nonostante gli sforzi della Banca Centrale, il real continuerà tuttavia a crescere la propria quotazione nei confronti del dollaro statunitense. In sintesi, entro la fine dell’anno la valuta brasiliana si sarà apprezzata di almeno altri 9 punti percentuali (ma forse anche 10 o 11); di conseguenza, le azioni dell’istituzione monetaria serviranno solo a rallentare parzialmente il rally della valuta contro il basket delle principali controparti. Certo è che molto dipenderà anche dall’andamento dei principali dati macroeconomici, con un’inflazione data in forte rialzo (a marzo è stata pari al 5,17%).
Per quanto riguarda gli altri principali Paesi dell’area latino – americana, ci limitiamo in questa sede a ricordare che l’Argentina ha ventilato la possibilità di accedere nuovamente al mercato internazionale del debito. Si tratterebbe di una sollecitazione per circa 2 miliardi di dollari e, soprattutto, rappresenterebbe la prima domanda di questa tipologia dal default che ha coinvolto la nazione ad inizio millennio.
Per quanto concerne invece il Messico, gli analisti si dicono convinti che la massima istituzione monetaria locale lascerà invariati i tassi di interesse nel corso della prossima seduta.
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