La settimana valutaria: Euro
La settimana valutaria per l’euro è stata ancora monopolizzata dallo scenario greco. Il Paese sta attraversando un periodo piuttosto delicato, e nonostante i buoni propositi comparsi qualche giorno fa, non è ben chiaro come l’Europa cercherà di risolvere l’annosa questione legata alla situazione a dir poco precaria delle finanze pubbliche di un membro dell’eurozona.
Per salvare il Paese occorrono infatti non meno di 45 miliardi di euro: una somma ingente, che dovranno essere trovati su base concorde con la Banca Centrale Europea, l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale.
Le opinioni a riguardo sono molto discordi, ma sembra comunque che l’euroregione abbia ben chiaro quale sia l’obiettivo da perseguire, e rappresentato dall’evitare il primo default di un proprio membro. Di conseguenza, gli altri membri della zona euro si stanno offrendo per stipulare accordi bilaterali con la Grecia, offrendo così un supporto finanziario che potrebbe tornare utile ad entrambe le parti, e proteggendo contemporaneamente la stabilità della valuta unica europea, che sembra comunque essere influenzata negativamente dalle note vicende.
Più nel breve termine, la Grecia ha necessità di trovare 11,6 miliardi di euro entro la fine di maggio: si tratterebbe di una boccata d’ossigeno non indifferente, che permetterà al Paese di affrontare con minor pessimismo i trimestri successivi. Il problema è rendere tale ricerca finanziaria sostenibile con le capacità di rimborso della Grecia, visto e considerato che lo stesso Primo Ministro George Papandreu ha definito come “insostenibile” il ricorso a finanziamenti a tassi di mercato.
Il Paese si appresta così ad entrare in una fase ancor più difficile di quella preventivata, con un periodo recessivo del quale non si riesce ad intravedere alcuna uscita agevole. Oltre agli accordi di natura continentale, il Paese sta inoltre cercando l’interessamento di qualche grande investitore d’oltre oceano, programmando diversi incontri con potenziali controparti statunitensi.
Juergen Stark, membro della BCE, ha dichiarato che la crisi greca sta aprendo una nuova fase della crisi internazionale, caratterizzata dall’emersione delle drammatiche situazioni delle finanze pubbliche. Alcuni analisti sostengono che particolare cautela occorrerà che sia riposta nella gestione delle finanze di Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia, che pur non potendo essere accostate all’esempio greco, hanno gravi problemi di competitività.
In tutto questo susseguirsi di voci e ipotesi, l’euro chiude la seconda settimana in perdita contro la maggioranza delle valute di riferimento, yen compreso.
Le opinioni a riguardo sono molto discordi, ma sembra comunque che l’euroregione abbia ben chiaro quale sia l’obiettivo da perseguire, e rappresentato dall’evitare il primo default di un proprio membro. Di conseguenza, gli altri membri della zona euro si stanno offrendo per stipulare accordi bilaterali con la Grecia, offrendo così un supporto finanziario che potrebbe tornare utile ad entrambe le parti, e proteggendo contemporaneamente la stabilità della valuta unica europea, che sembra comunque essere influenzata negativamente dalle note vicende.
Più nel breve termine, la Grecia ha necessità di trovare 11,6 miliardi di euro entro la fine di maggio: si tratterebbe di una boccata d’ossigeno non indifferente, che permetterà al Paese di affrontare con minor pessimismo i trimestri successivi. Il problema è rendere tale ricerca finanziaria sostenibile con le capacità di rimborso della Grecia, visto e considerato che lo stesso Primo Ministro George Papandreu ha definito come “insostenibile” il ricorso a finanziamenti a tassi di mercato.
Il Paese si appresta così ad entrare in una fase ancor più difficile di quella preventivata, con un periodo recessivo del quale non si riesce ad intravedere alcuna uscita agevole. Oltre agli accordi di natura continentale, il Paese sta inoltre cercando l’interessamento di qualche grande investitore d’oltre oceano, programmando diversi incontri con potenziali controparti statunitensi.
Juergen Stark, membro della BCE, ha dichiarato che la crisi greca sta aprendo una nuova fase della crisi internazionale, caratterizzata dall’emersione delle drammatiche situazioni delle finanze pubbliche. Alcuni analisti sostengono che particolare cautela occorrerà che sia riposta nella gestione delle finanze di Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia, che pur non potendo essere accostate all’esempio greco, hanno gravi problemi di competitività.
In tutto questo susseguirsi di voci e ipotesi, l’euro chiude la seconda settimana in perdita contro la maggioranza delle valute di riferimento, yen compreso.
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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 23 Giugno 2010 14:01)


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