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Il tema oggetto di domanda nel titolo del presente approfondimento è pesantemente tornato alla ribalta nel corso dell'ultimo anno, dopo esser stato rilanciato in primo piano da alcune vicende sviluppatesi nel corso del biennio precedente. Per il momento, comunque, di soli discorsi teorici si tratta, visto che sostanzialmente il dollaro statunitense sembra attualmente inattaccabile dalla propria posizione di termine di riferimento nelle riserve valutarie internazionali.
La materia si ripropone però costantemente nel corso degli ultimi mesi, con pareri a volte contrastanti. Poche settimane fa vi aggiornammo su coloro che sostengono che il dollaro statunitense continuerà a giocare il proprio ruolo di leadership anche nei prossimi decenni, e pertanto come non vi siano grandi preoccupazioni in merito alla priorità che sarà attribuita alla valuta verde all'interno delle riserve internazionali.
Altri non sono tuttavia della stessa opinione: è il caso di Jim O'Neill, del gruppo Goldman Sachs, divenuto celebre – tra l'altro – per aver coniato il termine BRIC nel 2001, che ancora oggi rappresenta sinteticamente il gruppo delle quattro economie in crescita galoppante:
Brasile, India, Russia e Cina. Secondo O'Neill, infatti, presto lo yuan cinese si giocherà – con euro e dollaro statunitense – il posto di valuta di riferimento internazionale, con una possibile leadership alimentata dalla straordinaria crescita economica della nazione, che arricchirà di potere anche la propria valuta.
Una corsa a tre, pertanto, che per O'Neill non è detto che abbia un unico vincitore: molto sembra dipendere infatti dai comportamenti assunti dalle autorità monetarie cinesi in termini di politiche attuate nell'ambito delle negoziazioni nei mercati valutari esteri.
Intanto, si continua a scommettere sulla crescita economica della Cina. Pochi sono i dubbi a proposito di un sorpasso dell'economia cinese ai danni di quella giapponese entro la fine dell'anno: il più grande Paese asiatico in termini di popolazione dovrebbe quindi diventare anche il più grande Paese asiatico per grandezze economiche, diventando la seconda potenza mondiale.
Nel corso del prossimo decennio, inoltre, è sempre più probabile che la Cina possa ridurre la distanza che attualmente la separa dagli Stati Uniti.
Altri osservatori internazionali sembrano pensarla come Jim O'Neill, ritenendo che il sistema monetario basato unicamente sul dollaro statunitense non sia adeguato per garantire l'autoregolamento di un'economia mondiale sempre più integrata, con una domanda eterogenea da parte delle economie in via di sviluppo.
Secondo O'Neill, pertanto, è sempre più probabile che nel corso del prossimo decennio appaia finalmente un nuovo ordine economico, basato su una nuova polarizzazione geoeconomica.
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