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postheadericon Sterlina in calo, ma per quanto?

Come noto, la Banca Centrale inglese (la Bank of England, o BoE per comodità) giovedì scorso ha deciso di lasciare invariato il livello dei tassi di interesse di riferimento. Una decisione contrastata, che non ha convinto tutti gli analisti, sebbene la gran maggioranza di essi era praticamente certa di tale scelta.

D’altronde, gli stessi membri dell’organo più elevato della Bank of England avevano già annunciato, nel corso del mese di marzo, che non vi sarebbe stato alcuno spazio per nuovi margini di manovra, lasciando intendere che era da escludere un qualsiasi intervento che portasse a zero i tassi di interesse nel Regno Unito.

I tassi nell’area sono così rimasti allo 0,5%, per un livello che si pone oramai ai minimi storici. E la sterlina ha vissuto, nelle ore successive, un periodo di debolezza confermato dal grande alone di incertezza che ruota intorno alle misure e all’efficacia della strategia monetaria della Banca Centrale.

Gli analisti si interrogano infatti su quale possa essere l’entità e l’esito delle politiche di quantitative easing, che promettono di liberare grandi quantità di moneta sul mercato.

Se infatti la Bank of England dovesse agire in maniera piuttosto decisa nei confronti di queste iniziative, farebbe comprendere ai mercati internazionali di essere arrivata all’ultima spiaggia, e di cercare una rianimazione quasi disperata per la propria valuta.

Non sorprende pertanto che la stessa Banca Centrale si sia affrettata a sostenere il livello – già comunicato – del programma di quantitative easing, che rimane stabile a 75 miliardi di sterline. Questo non è servito a sorreggere la valuta nei confronti dell’euro, con la conseguenza di superare quota 0,90 durante le negoziazioni valutarie delle ore successive all’annuncio.

La sterlina ha però guadagnato nei confronti dello yen, che di questi tempi vive sicuramente condizioni peggiori rispetto al partner britannico. La motivazione di questa evoluzione è tuttavia da ricercarsi soprattutto in ambito nipponico, a causa dell’annuncio di una misura di stimolo fiscale ben più ampia di quanto precedentemente preventivato.

Il programma di spesa del governo giapponese dovrebbe infatti giungere a valere intorno ai 15.400 miliardi di yen, pari al 3% del Pil attuale dell’arcipelago, e ben oltre le precedenti stime.

Questo ha condotto la valuta giapponese in una nuova posizione di debolezza non solo nei confronti della già citata sterlina, ma anche nei confronti del dollaro australiano e di quello neozelandese, le due principali valute di primo piano internazionale, geograficamente più vicine a quella nipponica.
 

 

Ultimo aggiornamento (Lunedì 20 Aprile 2009 13:08)

 
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