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Il Brasile, uno dei principali Paesi emergenti del mondo, “prima lettera” del motore BRIC e economia più importante del Sudamerica, potrebbe presto fare i conti con un problema da tempo preannunciato da parte degli osservatori internazionali, inerente la difficoltà di gestione di una crescita economica troppo rapida nel tempo.
I timori di un incontrollato avanzamento dell’economia sudamericana sembrano ora trovare confronto nelle esplicite dichiarazioni di Luciano Coutinho, presidente della Banca di Sviluppo BNDES, il quale si è detto preoccupato per l’eccessivo afflusso di capitale, e la straordinaria crescita che il Paese conseguirà durante il 2010, dovuta anche a gli ingenti investimenti stranieri che entreranno nei confini brasiliani nel corso dei prossimi mesi.
A tal proposito, il governo ha stimato una crescita della produzione interna lorda compresa tra il 5% e il 5,5% durante il 2010: una proporzione che però non convince una parte degli analisti, convinti che il Paese troverà difficoltà a contenere una crescita al di sotto dei sei punti percentuali nell’anno ora considerato.
Gli investimenti dall’estero stanno affluendo nel Paese dell’America latina con un ritmo piuttosto deciso: un fenomeno non nuovo, visto che anche negli scorsi anni gli impieghi stranieri in Brasile non sono mai mancati, ma che sta assumendo dei connotati davvero straordinari, soprattutto nel settore immobiliare, in quello delle infrastrutture e dei servizi.
Investimenti fortemente incrementati, dunque, grazie anche agli eventi che coinvolgeranno il Paese tra il 2014 (anno in cui si svolgerà la Coppa del Mondo) e il 2016 (anno in cui Rio de Janeiro ospiterà i Giochi Olimpici), e che potrebbero favorire un nuovo balzo in avanti del Prodotto Interno Lordo del Paese, già triplicato da quanto il Presidente Luiz Inacio Lula da Silva è entrato al potere, nel 2003.
Come ovvio, la situazione non può che avere anche aspetti negativi: uno su tutti è legato al tasso dell’inflazione, che a gennaio è cresciuto ancora, per il quarto mese consecutivo, al di sopra del target del 4,5% posto dal governo come soglia massima di controllo. Per gli osservatori si tratta della naturale conseguenza della crescita economica troppo veloce, e che potrebbe portare l’inflazione del 2010 a tagliare il traguardo del 4,9% e, forse, avvicinandosi pericolosamente al 5%.
Gli investimenti esteri cresceranno invece di un ritmo almeno pari a quanto effettuato nell’anno scorso: stimato quindi un + 50%, per una cifra complessiva ben superiore agli attuali 38 miliardi di dollari.
Sul fronte valutario, questo potrebbe incidere sul real brasiliano garantendo forte volatilità nei confronti delle principali valute di riferimento.
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