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Taglio dei tassi da parte della Banca Centrale australiana: quali gli effetti?
La scorsa settimana la Banca Centrale australiana ha ridotti i tassi di interesse di riferimento conducendoli a un livello minimo negli ultimi 49 anni: la scelta si è resa necessaria dopo l’interpretazione delle ultime rilevazioni statistiche da parte dell’istituzione monetaria del Paese, che dovrà ora fronteggiare la prima recessione dell’area dal 1991.
Il governatore Glenn Stevens ha perciò dato mano alle forbici riducendo di un altro quarto di punto i tassi, e portandoli pertanto al 3%. La mossa di Stevens non è, d’altronde, giunta inaspettata. Anzi, come fanno notare le principali osservazioni di questi giorni, pochi erano gli analisti a stimare un taglio ancor più sensibile (e comunque non oltre il mezzo punto percentuale), mentre minoranza più corposa era la schiera di coloro che pensavano invece in un nulla di fatto durante l’ultima seduta del massimo organo della Banca Centrale.
La scelta, come detto, è provocata dal dover far fronte a una crisi senza recenti precedenti in Australia. L’economia del Paese subirà quest’anno una forte contrazione, per un evento che non accadeva da oltre vent’anni. Inoltre, la recessione internazionale sta riducendo la domanda per l’esportazione di alcuni tra i prodotti più importanti per la bilancia commerciale locale, con la conseguenza di un peggioramento di tale indicatore macroeconomico.
La Banca Centrale ha così preferito tagliare ancora i tassi di interesse, conducendo il costo del denaro a un minimo storico.
Gli analisti interpretano, in ogni caso, questa mossa dell’istituzione monetaria australiana come fortemente provvisoria e temporanea. Sempre più sono coloro che credono in una nuova riduzione da parte della Banca Centrale, che potrebbe portare i tassi al 2,5% o, se la situazione non dovesse migliorare nel breve termine, verso un livello ancora più in basso.
E pensare che appena durante il mese di settembre i tassi di interesse stabiliti dalla Banca erano fermi al 4,25%: un bel risparmio soprattutto per i mutuatari, che – stando a un calcolo effettuato da alcuni economisti - su un finanziamento di 250.000 mila dollari australiani, starebbero pagando quasi 7.000 dollari locali in meno rispetto a sei mesi fa. Con la riduzione avvenuta pochi giorni fa, a questo andrebbe ad aggiungersi un nuovo risparmio di 480 dollari australiani annui.
In seguito al taglio dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale, il dollaro locale ha potuto chiudere in aumento, portandosi sopra quota 71 centesimi di dollaro statunitense.
Le attenzioni, ora, si spostano sul calendario macroeconomico della prossima decade.
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