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postheadericon Valuta australiana e neozelandese in difficolt

Il dollaro australiano e quello neozelandese hanno chiuso la scorsa settimana in grande difficoltà nei confronti della valuta giapponese e nei confronti delle altre valute internazionali più negoziate sul Forex.

Alla base di questi risultati, hanno giocato un ruolo determinante soprattutto i timori che la recessione globale possa ulteriormente danneggiare la domanda internazionale sui prodotti e i servizi delle due nazioni, che potrebbero pertanto vedere in nuova e forte contrazione il livello delle esportazioni, parte fondamentale del motore economico dell’area.

Il dollaro australiano ha, come detto, riportato una brusca flessione anche nei confronti delle altre principali valute di riferimento: su tutte, ricordiamo come il dollaro statunitense abbia potuto recuperare il passo parzialmente perso nelle giornate di negoziazione precedenti, andando a guadagnare del terreno sulla valuta oceanica.

Si deprezza nei confronti del dollaro statunitense anche il ‘collega’ neozelandese, che per la terza settimana consecutiva ha dovuto chiudere in segno negativo contro la valuta verde, con dei segnali che non promettono nulla di buono per le giornate successive.

Insomma, sia sul fronte del dollaro australiano che sul fronte di quello neozelandese, sembra che i presupposti nel breve termine stiano lentamente cambiando, e che da un precedente - pur cauto – ottimismo, ci si stia ora trovando di fronte a una visione degli scenari futuri sicuramente meno positiva.

A penalizzare ulteriormente le aspettative sulla valuta australiana hanno poi contribuito alcuni indicatori fondamentali: su tutti piuttosto influente pare essere l’osservazione sul mercato del lavoro. Il calendario macroeconomico prevede una serie di pubblicazioni per la variabile in oggetto che dovrebbero dare – a detta degli analisti – dei risultati piuttosto negativi, difficilmente smentibili dai report in via di pubblicazione.

Secondo le più probabili proiezioni, infatti, il tasso di disoccupazione in Australia potrebbe giungere su soglie molto vicine al 6%, dando perciò una netta prosecuzione all’incremento che ha contraddistinto gradualmente le scorse settimane.

Tutto ciò va, ovviamente, ad inserirsi in uno scenario caratterizzato da un livello dei tassi di interesse di riferimento che è oramai giunto a un minimo storico: il Governatore della Banca Centrale Australiana Glenn Stevens ha infatti ritoccato ancora una volta i tassi portandoli al 3%, per un valore mai così basso nell’ultimo mezzo secolo.

Simili le considerazioni per il dollaro neozelandese, che per alcuni analisti mostrerebbe segni di debolezza ancor più evidenti di quello australiano: nella settimana conclusa, il dollaro neozelandese ha dovuto cedere il passo su 13 delle 16 valute più negoziate.

Ultimo aggiornamento (Martedì 28 Aprile 2009 11:07)

 
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