Valute emergenti: l'Ungheria non
Anche in ambito critico, quale quello che il vecchio Continente sta attraversando in questa stagione primaverile, le opportunità di guadagno valutario in Europa non mancheranno di certo. In particolare, riteniamo che per ciò che concerne le valute dei mercati emergenti dell'area centro – orientale, i presupposti siano piuttosto buoni, e possano concorrere a determinare degli apprezzamenti anche significativi nelle prossime settimane ma, più probabilmente, nel lungo termine.
Nonostante il panico generato nelle scorse settimane, quando sembrava che l'Ungheria e l'intera zona circostante dovesse accodarsi dietro la Grecia nella strada del default, ricordiamo che i mercati dell'Europa dell'est sono quelli meno indebitati nel vecchio Continente, con dei fondamentali più positivi rispetto a quelli dell'Europa occidentale.
Sostiene infatti la Landesbank Berlin in una serie di considerazioni parzialmente riportate anche dal media americano Bloomberg, che dei 10 Stati entrati a far parte dell'Unione Europea, e provenienti dal “blocco orientale” e di influenza originaria sovietica, ben otto hanno dei ratios sul debito pubblico ben inferiori alla media euro, pari al 78,7% del Prodotto Interno Lordo.
I Paesi dell'Europa orientale godrebbero inoltre della titolarità di ratios finanziari ben più solidi dei loro “colleghi” occidentali, e i rischi di un'espansione nella zona della crisi del debito sarebbero molto inferiori rispetto a quanto temuto.
In tal merito, ricordiamo come l'Ungheria abbia rigettato esplicitamente i pericoli di una crisi simil-greca. Dichiarazioni che in parte possono essere attribuite al mantenimento di una facciata istituzionale improntata alla serenità, ma che in gran parte sono riconducibili anche ai dati fondamentali rilevati dalle ultime statistiche ufficiali.
L'Ungheria è infatti il Paese più indebitato dell'area centro – orientale d'Europa in confronto al volume di produzione interna lorda, ma il suo debito è comunque pari al 78,3% (su dati 2009), 0,4 punti percentuali in meno rispetto alla media euro, mentre il deficit di budget è attualmente limitato al 4% dello stesso Pil, contro il 6,3% dell'area euro.
Insomma, l'Ungheria pare non possa essere paragonata alla Grecia, e in tal merito il fiorino locale avrebbe potuto risentire, nelle scorse settimane, di un timore evidente di potenziali default. Nelle prossime settimane, con il rasseneramento degli animi, la valuta potrebbe riprendere quota in maniera più convinta.
Infine, un'ultima segnalazione sui credit default swaps, il cui gap tra Paesi dell'Europa occidentale e centro-orientale si sta appiattendo. Segno, forse, che la crisi del debito sta subendo un'interpretazione sempre più omogenea in ambito continentale, con contemporaneo allontanamento dei pericoli di una crisi diffusa, in virtù anche delle ultime dichiarazioni dei vertici della Banca Centrale Europea.
Sostiene infatti la Landesbank Berlin in una serie di considerazioni parzialmente riportate anche dal media americano Bloomberg, che dei 10 Stati entrati a far parte dell'Unione Europea, e provenienti dal “blocco orientale” e di influenza originaria sovietica, ben otto hanno dei ratios sul debito pubblico ben inferiori alla media euro, pari al 78,7% del Prodotto Interno Lordo.
I Paesi dell'Europa orientale godrebbero inoltre della titolarità di ratios finanziari ben più solidi dei loro “colleghi” occidentali, e i rischi di un'espansione nella zona della crisi del debito sarebbero molto inferiori rispetto a quanto temuto.
In tal merito, ricordiamo come l'Ungheria abbia rigettato esplicitamente i pericoli di una crisi simil-greca. Dichiarazioni che in parte possono essere attribuite al mantenimento di una facciata istituzionale improntata alla serenità, ma che in gran parte sono riconducibili anche ai dati fondamentali rilevati dalle ultime statistiche ufficiali.
L'Ungheria è infatti il Paese più indebitato dell'area centro – orientale d'Europa in confronto al volume di produzione interna lorda, ma il suo debito è comunque pari al 78,3% (su dati 2009), 0,4 punti percentuali in meno rispetto alla media euro, mentre il deficit di budget è attualmente limitato al 4% dello stesso Pil, contro il 6,3% dell'area euro.
Insomma, l'Ungheria pare non possa essere paragonata alla Grecia, e in tal merito il fiorino locale avrebbe potuto risentire, nelle scorse settimane, di un timore evidente di potenziali default. Nelle prossime settimane, con il rasseneramento degli animi, la valuta potrebbe riprendere quota in maniera più convinta.
Infine, un'ultima segnalazione sui credit default swaps, il cui gap tra Paesi dell'Europa occidentale e centro-orientale si sta appiattendo. Segno, forse, che la crisi del debito sta subendo un'interpretazione sempre più omogenea in ambito continentale, con contemporaneo allontanamento dei pericoli di una crisi diffusa, in virtù anche delle ultime dichiarazioni dei vertici della Banca Centrale Europea.
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