Yen in calo, dollaro instabile
Lo yen riprende la sua marcia al ribasso dopo aver toccato delle recenti punte di apprezzamento nei confronti dell’euro e del dollaro. La causa principale di questo nuovo deprezzamento da parte della moneta giapponese sembra essere riconducibile alle speranze di una ripresa dell’economia globale, che sta alimentando l’ipotesi di un superamento della fase più acuta della recessione internazionale.
Tutto ciò sta portando a privilegiare la domanda per asset contraddistinti da high-yield, con successiva penalizzazione di alcune valute, tra cui, appunto, lo yen.
La moneta asiatica si è quindi deprezza nei confronti dell’euro e del dollaro, ma non solo. Lo yen ha infatti conseguito un brusco passo indietro anche contro tutte le valute maggiormente negoziate sul fronte internazionale. Una contrazione delle proprie quotazioni che ha subito un’accelerazione soprattutto in seguito alle dichiarazioni del Presidente statunitense Barack Obama, che ha voluto rassicurare gli osservatori sulle possibilità di crescita nel breve termine della propria economia.
Di contro, il dollaro è in questi giorni al centro di una serie di vicende particolarmente delicate, che ne stanno minando seriamente la stabilità. I quattro Paesi BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) sembrano infatti propendere verso un orientamento maggiormente diversificato del sistema monetario globale, che dovrebbe portare ad un parziale sacrificio della valuta statunitense. Da altre parti (vedi, proprio il Giappone) c’è il tentativo di rassicurare il dollaro sulla sua centralità nel sistema valutario internazionale, ma a quanto pare ciò non è sufficiente per garantire alla moneta americana la tranquillità necessaria di questi tempi.
È tuttavia vero che un discreto margine di rassicurazione circa il buono stato di salute della valuta statunitense stia provenendo proprio dagli stessi BRIC, con i bond contraddistinti dalle valute dei Paesi emergenti che non riescono a concludere delle performance migliori di quelli contraddistinti in dollaro statunitense.
Come in parte già anticipato nella precedente settimana, bisognerà ora valutare in che modo gli auspici dei governanti dei quattro Paesi BRIC diventeranno o meno realtà. Sia Dmitry Medvedev, Presidente della Russia, che il Presidente Cinese Hu Jintao, che il collega indiano Manmohan Singh, che quello brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, sembrano infatti decisi nel puntare verso una maggiore diversificazione del sistema monetario, al fine di garantirne una maggiore stabilità.
La verità è tuttavia che al momento nessuno può individuare una valuta sostitutiva del ruolo del dollaro, e che qualche ipotesi già paventata (come una nuova “super valuta” creata ad hoc) sembra essere abbastanza lontana da una sua realizzazione nel breve futuro.
La moneta asiatica si è quindi deprezza nei confronti dell’euro e del dollaro, ma non solo. Lo yen ha infatti conseguito un brusco passo indietro anche contro tutte le valute maggiormente negoziate sul fronte internazionale. Una contrazione delle proprie quotazioni che ha subito un’accelerazione soprattutto in seguito alle dichiarazioni del Presidente statunitense Barack Obama, che ha voluto rassicurare gli osservatori sulle possibilità di crescita nel breve termine della propria economia.
Di contro, il dollaro è in questi giorni al centro di una serie di vicende particolarmente delicate, che ne stanno minando seriamente la stabilità. I quattro Paesi BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) sembrano infatti propendere verso un orientamento maggiormente diversificato del sistema monetario globale, che dovrebbe portare ad un parziale sacrificio della valuta statunitense. Da altre parti (vedi, proprio il Giappone) c’è il tentativo di rassicurare il dollaro sulla sua centralità nel sistema valutario internazionale, ma a quanto pare ciò non è sufficiente per garantire alla moneta americana la tranquillità necessaria di questi tempi.
È tuttavia vero che un discreto margine di rassicurazione circa il buono stato di salute della valuta statunitense stia provenendo proprio dagli stessi BRIC, con i bond contraddistinti dalle valute dei Paesi emergenti che non riescono a concludere delle performance migliori di quelli contraddistinti in dollaro statunitense.
Come in parte già anticipato nella precedente settimana, bisognerà ora valutare in che modo gli auspici dei governanti dei quattro Paesi BRIC diventeranno o meno realtà. Sia Dmitry Medvedev, Presidente della Russia, che il Presidente Cinese Hu Jintao, che il collega indiano Manmohan Singh, che quello brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, sembrano infatti decisi nel puntare verso una maggiore diversificazione del sistema monetario, al fine di garantirne una maggiore stabilità.
La verità è tuttavia che al momento nessuno può individuare una valuta sostitutiva del ruolo del dollaro, e che qualche ipotesi già paventata (come una nuova “super valuta” creata ad hoc) sembra essere abbastanza lontana da una sua realizzazione nel breve futuro.
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